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sabato 14 maggio 2016

2036: BRITNEY SPEARS PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI!!!

Ogni tanto penso a come sarà il mondo tra 20 anni (ubriaco). I 5 Stelle avranno governato l’ Italia almeno una volta? La Corea del Nord e la Corea del Sud si saranno riappacificate o la prima avrà “spianato” di missili nucleari la seconda? L’Euro continuerà ad essere la moneta unica del vecchio continente o Salvini e Fronti Nazionali vari  ci avranno fatto tornare ai vecchi coni (“Scusi, mi fa due sesterzi di crudo? E non un sesterzio di più che c’è la crisi!”)? Maria De Filippi continuerà ancora ad aprire buste, lanciare EmmE Marrone, sfornare tornisti e corteggiatrici o sarà stata rimpiazzata dalla più giovane ed avvenente Lorena Bianchetti? Ma soprattutto chi sarà Presidente degli Stati Uniti d’America nel 2036?

Per rispondere all’annoso quesito, ho chiesto un parere ad una nota veggente locale, che preferisce rimanere nell’anonimato perché insistentemente ricercata dalle forse dell’ordine per una storiaccia di anziane signore truffate: in cambio di una donazione di 200 euro cadauna alla veggente, avrebbero partecipato ad una puntata de “La strada dei miracoli”, evento mai verificatosi!
Tornando alle previsioni sul futuro della Casa Bianca, la veggente non ha dubbio alcuno: nel 2036 il Presidente degli USA sarà una donna dai capelli biondi (“extensions” precisa), nata in Louisiana, con un passato turbolento alle spalle, legata per un periodo della sua vita a Mickey Mouse. L’identikit tracciato dalla veggente non lascia dubbi: tra vent’anni il Presidente degli Stati Uniti d’America sarà lei…Britney Spears!!!




Sicuramente le cose andranno così: dopo un’estenuante battaglia elettorale col candidato democratico Justin Bieber, la repubblicana Spears (repubblicana e conservatrice come Sarah Palin) conquisterà la vittoria, trascinata dallo slogan “I’m a President 4 U”, in ricordo del suo glorioso passato musicale. Come Presidente, Britney verrà ricordata per due importanti riforme: l’abolizione di The Voice, con il conseguente pensionamento di Christina Aguilera, e la distribuzione gratuita degli psicofarmaci per curare le teenager affette da Sindrome da rasatura a zero in nome del diavolo. Purtroppo non seguirà un secondo mandato per lei, a causa della sconfitta subita nel 2040 dalla candidata democratica Ariana Grande: troppo forte  da digerire per gli americani la proposta di sostituire il rosso della bandiera nazionale con un più sobrio rosa fenicottero e le stelle con delle lucine natalizie!
Il Presidente Spears verrà ricordata anche per lo storico incontro del 12 maggio 2034 a Las Vegas con Papa Cologno Monzese I, al secolo Paolo Brosio, da cui prenderà vita l’idea del nuovo Giubileo della Pop Music.


La veggente ci tiene a fare una precisazione a margine dell’incontro :«Ho bevuto del succo di mela con LSD…ma giusto una punta!»



domenica 7 febbraio 2016

CHE BEL PERIODO DI ME...

Stavo riguardando una puntata del telefilm “Girls”, stesa nel letto, coperta fino al collo, continuando a sentire freddo. Sarà il clima, sarà che gennaio non sia poi un mese tanto gioioso e spensierato,  saranno gli ormoni che si dimenano, sarà il ciclo che tarda a venire, non ne ho idea ma mi sento tremendamente angosciata e apatica.
Quando sono apatica degenero quasi sempre in uno stato di depressione cosmica, dove tutto e tutti sono nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non è la prima volta che mi ritrovo a farneticare e a dover gestire una “crisi esistenziale”, una crisi che spesso mi porta a mettere sul piatto della bilancia quella che è stata la mia vita fino all’istante prima della crisi cosmica. Non so forse adoro flagellarmi, o forse amo mettere sempre tutto così in discussione, o forse più semplicemente è un gran bel periodo di merda. La vita è veramente imprevedibile: quando credi di aver conquistato quel piccolo pezzetto di serenità e di stabilità mentale, il che non è cosa da poco, tutto si capovolge!







Il rapporto sentimentale che durava da anni e che credevo fosse una pietra miliare, una certezza in questo mondo effimero, va a puttane (scusate il francesismo, ma credo di rendere meglio l’idea), perché caratterialmente ti accorgi che l’altra persona inizia a parlare una lingua incomprensibile e non hai la pazienza e la forza di decodificare quel “linguaggio incomprensibile”. La mia salute fisica è in sintonia con il mio malessere psicologico, in quanto credo di avere i sintomi di tutte le patologie esistenti al mondo. E infine il percorso universitario, che sta per volgere al termine, mi mette una tristezza infinita (neanche fosse la fine del mondo preannunciata dagli antichi Maya). Non so forse ho una strano modo di percepire le cose o forse sono un po’ troppo paranoica rispetto al resto della popolazione: ogni cosa mi mette ANSIA!

E allora ti chiedi perché capiti tutto a te, perché questa estrema sensazione di oblio debba sempre sfiorare la tua esistenza e ti chiedi sopratutto cosa possa allieviare quel dolore esistenziale. Dopo tutto questo pensare e ripensare così duramente, tanto da necessitare di un Oki, hai bisogno di reagire. Sicuramente gli ultimi panini di McDonald’s aiutano come qualsiasi altro junk food dolce o salato, preferibilmente mangiato sul divano, in solitudine, così nessuno potrà compatire il tuo stato di merda. Ma se hai la fortuna di vivere in una casa abitata da altri inquilini “crazy”, capisci che la parola solitudine non esiste, in quanto le tue fedeli ed esaurite compagne di viaggio, di letto e di casa non ti potranno mai e poi mai abbondonare in quello stato. Anche perché il tuo periodo di merda non può essere sprecato ma bisogna degnamente onorarlo, come la festa del santo patrono della città. Perché la parola “crisi” porta subito a chiudersi in difesa e l’attacco migliore sono le bustine di cioccolato Cameo. E allora tutto si ridimensiona, inizi a respirare di nuovo a pieni polmoni e quasi quasi dimentichi la crisi cosmica che ha generato quel malessere leopardiano. Quasi per miracolo spariscono tutti i sintomi di malessere, almeno momentaneamente, e quando meno te lo aspetti arriva la cuoca di casa che ha appena sfornato diecimila pancakes, che basterebbero a sfamare un’intera comunità.  Perché nella “coinquilinanza” non possiamo solo condividere cibo, carta igienica, bollette, mutande, spazzolino a volte (purtroppo e aggiungerei “che schifo!”), ma bisogna condividere appassionatamente anche i periodi di merda. 





giovedì 14 gennaio 2016

UN PADRE PERFETTO

Paolo ha 34 anni, un ottimo impiego in banca, una casa a due passi dal centro, un compagno che lo attende ogni sera con una buona bottiglia di vino e la cena in tavola, un cane che nasconde le scarpe dietro i divani o sotto il letto, tanti amici che sono la sua seconda famiglia e spesso invadono casa con le scuse più assurde (“stasera c’è la serata finale di Sanremo e dobbiamo guardarla tutti insieme?”, “dobbiamo celebrare i quarant’anni di carriera di Raffaella Carrà!”, “è il compleanno di Lidia: festeggiamo da te?”).
Paolo ha anche una “lei”, che ha solo tre anni ma è la donna più importante della sua vita: Alessia, sua figlia!
Alessia è arrivata come un dono nella vita di Paolo. Dopo anni trascorsi tra feste e serate mondane, cambiando uomo ogni settimana (spesso anche ogni giorno), maratone alcoliche e sesso mordi e fuggi (fughe spesso reali da appartamenti in cui da un momento all’altro sarebbe potuta rientrare una fidanzata/moglie gelosa, pronta ad uccidere di fronte al suo uomo in compagnia di un altro uomo), Paolo ha deciso di cambiare vita. Basta feste, ridotto l’alcool, niente più uomini usa e getta, embargo totale a sposati e fidanzati. All’edonismo sfrenato subentra un desiderio di vita “normale”: una casa, un compagno, un cane, ma soprattutto un figlio!
Il desiderio di paternità di Paolo lascia sbalorditi gli amici di una vita, in particolare Valentina, che lo accompagna da quando in prima elementare la maestra decise di farli sedere nello stesso banco. Valentina all’inizio è scettica, non ha mai pensato a Paolo come padre: Paolo era il suo compagno di after e serate acide, di certo non un aspirante papà!
Di fronte all’effettivo cambiamento di Paolo e alla tenacia nel raggiungere il suo ideale di vita, non più riconducibile ad una passeggera crisi dei trent’anni, Valentina matura nel frattempo una scelta e decide un giorno di comunicarla all’amico.

«Desideri essere padre? Vuoi un figlio? Allora voglio essere io a donartelo…non voglio che finisca nelle mani di una sconosciuta dell’Est o peggio ancora vittima di una rete clandestina di bambini cambogiani in vendita…sei la persona a cui tengo di più, quindi permettimi di aiutarti…»
«Hai bevuto? E poi a meno che non conosca una riserva segreta di bambini abbandonati, come pensi di potermi aiutare?»
«Beh io sono una donna…tu un uomo…unisci le due cose e il gioco è fatto! Tu saresti un padre perfetto, io non ho un istinto materno e non so se lo maturerò mai…donarti un figlio, la cosa che più desideri al mondo, sarà il regalo più grande che un’amica possa fare…e non voglio niente in cambio, sappilo!»
«Vale ti ricordo che sono gay e a parte la Eli in terza liceo non ho mai avuto rapporti con donne…i bambini non li porta la cicogna…ci sono difficoltà “oggettive”…»
«…difficoltà che supereremo…e poi vorresti dire che sono meno attraente della Eli gambe storte?»

Un anno dopo, Paolo realizza due dei suoi sogni: trova un compagno, Davide, che ama follemente (specie quando gli cucina i cannelloni e gli massaggia i piedi dopo una giornata trascorsa fuori casa) e diventa papà di Alessia, dalla quale non riesce mai a staccarsi, tanto da aver installato delle telecamere in casa per poterla osservare anche quando è impegnato al lavoro.
Per tutti, Paolo è un padre perfetto: premuroso, attento, giovane e bello, come solo i padri delle fiction Rai sanno essere!
La sua unica preoccupazione è il bene di Alessia e spesso pensa a cosa succederebbe se gli capitasse qualcosa: chi se ne prenderebbe cura? Davide lo farebbe sicuramente, ma potrebbe farlo? Di fronte alla Legge, Davide è infatti un estraneo: che fine farebbe Alessia?

Paolo, padre perfetto, non ha però tempo per le preoccupazioni: oggi è il primo giorno di asilo di Alessia e, dopo aver scattato due foto alla bambina, deve correre ad accompagnarla, altrimenti farà tardi e Davide lo rimprovererà.



giovedì 24 dicembre 2015

I 5 BUONI MOTIVI PER AMARE QUESTO NATALE (O RENDERLO ALMENO SOPPORTABILE)


1.      L’embargo totale dei vari “Pomeriggio 5”, “Quarto Grado”, “Chi l’ha visto?”, “La vita in diretta”, con il racconto quotidiano dei dettagli più efferati di omicidi e casi di cronaca nera vari.
L’unico strappo alla regola è concesso per la cotonatissima e austera Franca Leosini: nostra Signora catodica dei serial killer!




2.      Scartare i regali pensando a chi (e in quale occasione) riciclare i peggiori doni ricevuti.
Il “riciclo” del regalo sgradito è un’arte che salverà il pianeta. Si consiglia delicatezza nell’apertura, in modo da poter riutilizzare anche l’incarto.




3.      Rimpinguare le finanze grazie alle donazioni dei parenti per poi dilapidare tutto in sessioni sfrenate di shopping.
L’ansia da “cosa gli/le regalo?” si supera solo autofacendosi dei regali…e al primo giorno di saldi, scatenate l’inferno!




4.      La maratona di “Fantaghirò” su Mediaset Extra.
Poter trascorrere i giorni di festa con le perle di cattiveria pura della Strega Nera e urlare in preda ai fumi dell’alcool “TARABAAAS”: il regalo più bello!



5.      Ingozzarsi di cibo ipercalorico come non ci fosse un domani.
In questi giorni il tasso glicemico e il colesterolo perdono di significato, le palestre chiudono e la dieta si riprende a gennaio con l’anno nuovo (sì, certo…).



martedì 10 novembre 2015

MARCO MARSULLO E I FIGLI CHE NON HANNO GENITORI

I miei genitori non hanno figli (Einaudi Stile Libero) è il nuovo romanzo di Marco Marsullo e il pretesto per parlare di questo giovane autore nel nostro scalcinato blog. 
Se hai 30 anni e pubblichi il tuo terzo romanzo è più giusto che si parli di te rispetto al musicista agli esordi che mi rimanda già al suo ufficio stampa, neanche avesse vinto svariati Grammy o realizzato l’album del secolo. Poi ho adorato il personaggio di Vanni Cascione, protagonista del suo romanzo d’esordio Atletico Minaccia Footbal Club, allenatore di provincia che sogna di diventare José Mourinho, tra campetti disastrati, calciatori improvvisati e storie di malavita ai limiti del grottesco: secondo motivo per dedicargli un post trovato! Il terzo motivo per cui scrivere di lui è un racconto sulle palline, nato in occasione della rassegna “Scritti in vetrina” (Libreria Icaro, Lecce), in cui gli autori si espongono al pubblico ed espongono l’intimo processo di creazione delle loro opere, mettendosi in vetrina appunto: surreale la situazione, più che surreale il racconto!
Come sempre quindi invio la mia e-mail di presentazione, le domande che vorrei porre e poi attendo risposte. Il più delle volte l’attesa è vana, ma non è questo il caso: quarto motivo di questo post, il più importante!





È uscito da poco il tuo nuovo romanzo “I miei genitori non hanno figli”, in cui racconti quanto è difficile avere diciotto anni oggi. I genitori che descrivi sono tutto tranne che un punto di riferimento stabile, mentre i figli sembrano molto distanti dagli “sdraiati” protagonisti dell’omonimo romanzo di Michele Serra. Trovi giusto definire il tuo romanzo “generazionale”? E cosa c’è del tuo passato di diciottenne nella storia che racconti?

In realtà non la trovo la definizione adatta, almeno nelle intenzioni. Volevo scrivere un libro che fosse di analisi per quello che riguarda la difficoltà di comunicazione che c’è tra genitori e figli, non un manifesto in difesa di una generazione piuttosto che di un’altra. Come scrittore mi interessano i conflitti non banali, quelli banali si raccontano da soli. Volevo dare voce a un ragazzo di diciotto anni che raccontasse perché, a volte, si è trovato “sdraiato”, per prendere in prestito il termine dal bel libro di Michele Serra. Del mio passato c’è qualcosa, molto in alcuni tratti, poco in altri. Ma non è così importante, infondo. Questa è una storia di ogni ragazzo e ogni genitore abbia trovato difficoltà a gestire l’amore enorme che c’è dietro l’essere figlio o padre.


Hai trovato il successo con “Atletico Minaccia Football Club”, una storia di calcio di provincia, tra campetti disastrati e boss di quartiere. Il mister Vanni Cascione, che sogna di diventare José Mourinho, è una figura epica e grottesca al tempo stesso. La passione per il calcio può ancora essere coltivata in un’epoca di scandali come quello che ha travolto la Fifa di recente? E pensi un giorno mister Cascione arriverà ad allenare il Real Madrid?

La passione per il calcio esula da chi il calcio lo infanga. Il calcio non è quello della Fifa, il calcio sono gli spalti pieni di tifosi, le domeniche passate a soffrire, le piazze dove i bambini giocano senza regole e senza orari. Cascione il Real non lo allenerà mai perché sarebbe lui a rifiutarlo, quei calciatori si allenano da soli, lui vuole una sfida vera.


Ci siamo occupati diverse volte di giovani scrittori “under 35”. Tu stesso hai trent’anni e una carriera da scrittore ed editorialista ben avviata. Qual è il consiglio che senti di dare ai tuoi coetanei e colleghi che invece lottano quotidianamente con il precariato?

Posso consigliare qualcosa ma non ponendomi come anti-precario. Precari lo siamo tutti; voglio dire, è una condizione lavorativa comunissima per chi fa il mio mestiere. Scrivere è sempre precario, altrimenti non sarebbe il lavoro bello che è. Quello che posso consigliare è di non accettare compromessi per troppo tempo, soprattutto la mancata retribuzione. È avvilente lavorare, anche scrivendo, e non essere pagati. Inaccettabile. Altro consiglio, per chi vuole scrivere romanzi, che è il mio vero mestiere, è quello di non mollare. Scrivere, sempre, finché si ha voglia di farlo. Se c’è qualcosa di buono dentro da raccontare, prima o poi esce, al cento per cento.


Durante la presentazione del tuo nuovo romanzo, hai dedicato un racconto alla tua “pallina”. Per uno scrittore meglio un amore sereno e duraturo o maledetto e ricco di complicazioni, da riversare poi su carta?

Sarò atipico, come scrittore, non lo so, ma io preferisco un amore sereno, onesto, pieno di verità, a mille giri contorti tra le fiamme dello struggimento. L’inferno ce l’ho già dentro, tutti i giorni, quando mi siedo davanti al computer. Almeno fuori, voglio godermi una discesa piena di fresco.


Un’ultima domanda: secondo te (e sii onesto) “Vita da KreTine” è un bel nome per un blog che parla anche di letteratura e non solo di storie di povere “sgarrupate” come noi?


È un nome pazzesco. Vorrei averlo pensato io. Complimenti, vivissimi.

martedì 27 ottobre 2015

FRISINO, L'AMORE E IL SUO "TROPICO DEI ROMANTICI"

Pugliese, ma romano d’adozione. Inserito dal portale Rockit tra i dieci nuovi cantautori italiani da tenere d'occhio. Il suo primo album Tropico dei romantici (Volcan Records) è un trattato sull’amore e sulle mille sfaccettature di un sentimento che si evolve nel tempo, cambia volto e cambia le persone: malinconico in Non deve finire, quasi cattivo in Dimmi che vuoi, ormai finito in Lontanissimo.
Personalmente, ho sempre provato un sentimento contrastante verso il cantautorato italiano, figlio spesso di una borghesia annoiata, più che di una rivoluzionaria voglia di cambiare il mondo attraverso le parole in musica. Alla soglia dei trent’anni, mentre  riscoprivo la bellezza gentile dei versi di Lauzi, Bindi, Tenco, ho imparato ad apprezzare chi osa scrivere e cantare d’amore, da cui l’interesse per questo giovane cantautore, “antico” nel senso buono del termine, ma attuale come il sentimento che racconta. Parliamo di lui, di Frisino, che abbiamo intervistato per farci raccontare del suo album d’esordio, dell’amore per la musica e dell’amore in generale.





Tropico dei romantici è il tuo disco di esordio. Secondo il portale Rockit.it sei tra i dieci nuovi cantautori italiani da tenere d’occhio e la critica ha accolto positivamente il tuo lavoro. Un ottimo inizio per un’opera prima: cosa ne pensi? E il pubblico come sta accogliendo il tuo album?

Sono sincero se ti dico che non mi aspettavo proprio di finire tra i dieci cantautori scelti da Rockit! Sono rimasto sorpreso quando l’ho letto ed ho ricevuto una serie di domande e di richieste, che son continuate anche con le due presentazioni che ho fatto insieme al resto della band sia a Milano all’Arci Ohibò che a Roma a Na Cosetta.
Ogni giorno cresce l’interesse intorno al progetto e ci sono tante cose da fare e ne sono davvero contento: anche se è dura, è questo quello che vorrei fare sempre!


Il tema dominante del tuo disco è l’amore, non solo quello struggente, ma anche quello felice e ricambiato. Una scelta in contrasto con lo stereotipo del cantautore “sofferente”. L’amore che canti è frutto di esperienze di vita? E il fatto di essere un bel ragazzo ti ha aiutato ad essere meno “sofferente” in amore?

L’amore è al centro di tutto e non finirà mai di essere scavato, sviscerato, indagato, resterà sempre. L’aspetto fisico qui conta poco, quando si soffre puoi essere anche un Adone, ma stai male come un cane e niente e nessuno, se non il ritorno della persona amata ti possono consolare. L’aspetto fisico non conta nulla se non ci sai fare con le persone. Per me è tutta una questione di empatia, se scatta quella possiamo fare tutto. Lo stesso impeto lo riverso nelle canzoni, che parlano d’amore si, perché l’amore ci salva sempre da tutto. In questo disco ho voluto scrivere d’amore perché mi viene facile e perché mi sento vicino a molti cantautori del passato.


Le storie che racconti nelle tue canzoni sono ambientate in giro per l’Italia, da Milano a Lecce. Un po’ come la tua vita, in giro per lo stivale. Cosa ti manca di più del Sud che hai lasciato? E pensi un giorno di tornarci in pianta stabile?

Mi mancano i colori, gli odori, il mare e le persone che amo. Ma quando posso scappo sempre in Puglia per rigenerarmi, spero un giorno di poterci tornare, anche se quando vivi in una grande città ti abitui anche se non vuoi ad una serie di ritmi che diventano tuoi e il contrasto con la lentezza con cui si svolge la vita giù da noi è forte. Vedremo.


Il cantautorato in Italia ha una lunga tradizione. Guardando al passato, a chi ti ispiri maggiormente? E ci sono invece giovani artisti che ti hanno influenzato e vorresti consigliarne l’ascolto?

Ti faccio due nomi che racchiudono un po’ tutti i miei ascolti: Paolo Conte e Luigi Tenco. In mezzo a loro passano tutti i cantautori che ci sono stati in Italia e che mi hanno segnato in una fase o in un periodo storico particolare.  Come si fa a non amare Lauzi? O a cantare a squarciagola “il nostro concerto” di Bindi?  Ecco ai vostri lettori consiglio questi due per cominciare.


Immagina che il disco registri un enorme successo di pubblico: svesti i panni del cantautore “raffinato” per dedicarti al mainstream o continui nella tua ricerca personale e musicale, anche a scapito dei risultati raggiunti?


Resto la persona che sono. Non mi sento raffinato, anzi il mio è un approccio più pasoliniano, perché ho tanto da imparare e da conoscere. Questo disco non l’ho registrato per fare successo, l’ho fatto perchè era un’esigenza che mi sono portato dietro per anni e alla fine grazie all’incontro con il produttore Antonio Filippelli l’ho portato a compimento. Una cosa mi auspico: quella di iniziare a fare tanti concerti sia da solo che con la band e riuscire così a portare la mia musica in giro il più possibile.



mercoledì 21 ottobre 2015

L’INSOSTENIBILE PESANTEZZA DI UN CAPODANNO NEOMELODICO

Ebbene sì, la profezia dei Maya sulla fine del mondo era vera!
Quei mattacchioni che altro non sono dei Maya, avevano solo toppato la data e il luogo da cui l’Apocalisse sarebbe partita per giocare uno scherzone all’umanità intera. La data esatta della fine del mondo è il 31 dicembre 2015 e tutto avrà inizio dalla città di Lecce.

Stando agli studi condotti dal grande astronomo peruviano Quittelammolla, noto per la sua propensione a predire catastrofi poi realmente verificatesi (lo scioglimento dei Take That, la fine di Beverly Hills 90210 e il successo di Antonella Clerici), un enorme cratere si aprirà allo scoccare della mezzanotte nella città salentina, al risuonare delle note di “Miele” (che poi diventa sale, se siamo in riva al mare) e inghiottirà l’umanità intera.
In una grotta nei pressi di Quito, è stato di recente ritrovato un antico pittogramma che ritrae un uomo pelato dai tratti tipicamente partenopei, accompagnato da una donna dai lunghi capelli neri e il trucco pesante, con nelle mani un oggetto che parrebbe essere un microfono. Di fronte a loro una folla festante, con abiti di dubbio gusto. La scena si svolge in una piazza sovrastata da un obelisco, sulla cui sommità è posizionata la statua di un uomo barbuto dallo strano cappello (il folletto Memole?). Da una serie di riscontri effettuati dai Centri dimagranti Sorbino, noti per la precisione certosina nell’effettuare riscontri su antichi pittogrammi Maya, la città rappresentata da Quittelammolla sarebbe proprio Lecce e l’uomo pelato dai tratti partenopei Gigi D’Alessio. Gli unici dubbi riguardano l’identità della donna dal trucco pesante, i cui tratti sarebbero riconducibili a diversi soggetti.
Gli studiosi hanno elaborato due teorie per spiegare la profezia:

1.      in seguito alla visita nella città da parte di tale Alberto Angela e del proliferare su Facebook di post sulle bellezze “te lu SALENTU”, Mark Zuckerberg avrebbe speso una parte del suo ingente patrimonio per convincere il noto neomelodico a scegliere il capoluogo salentino come sede del suo concerto di Capodanno, esclamando la celebre frase “AND NOW, THESE ARE YOUR COCKS”, difficilmente traducibile in italiano. Il già fragile ecosistema locale non avrebbe quindi retto agli acuti malriusciti, da cui l’Apocalisse;

2.      nel 1998 la città di Matera decise di investire tutti i fondi destinati alla costruzione della sua prima stazione ferroviaria in dischi di un esordiente cantante napoletano, che schizzò quindi in cima alle classifiche nazionali con grande sorpresa di tutti. In futuro, avrebbero utilizzato il partenopeo come arma di distruzione di massa contro i nemici. Come la Corea del Nord lancerebbe volentieri i suoi missili nucleari contro gli odiati cugini del Sud, così Matera avrebbe quindi scagliato Gigi D’Alessio contro i nemici leccesi, colpevoli di sfottò continui sulle sue “petre” in occasione della candidatura di entrambe le città a “Capitale europea della cultura”. I materani non sapevano però che il cratere creatosi in quel di Lecce avrebbe inghiottito anche loro e il genere umano tutto.


Data l’elevata attendibilità della profezia Maya e la certezza della presenza del noto neomelodico, si consiglia vivamente di eliminare la città di Lecce come luogo in cui festeggiare con allegria il proprio Capodanno: meglio il trenino con “A, E, I, O , U…IPSILON” di Pescasseroli!