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martedì 3 ottobre 2017

HIV: IL "VIRUS SILENZIOSO"

Per chi ha vissuto nel pieno degli anni ’90, sentir parlare di HIV è stato più che normale.
Un decennio funestato da scomparse illustri, come il leader dei Queen Freddie Mercury, e in cui la cultura pop ha rivestito un ruolo di straordinaria importanza nella lotta contro la diffusione del virus, basti pensare a film come “Philadelphia” di Jonathan Demme o al proliferare di personaggi sieropositivi nelle serie tv più amate dell’epoca (da Beverly Hills, a Merlose Place). Oggi in Italia il clamore mediatico si è spento, ma il virus dell’HIV continua a diffondersi nel silenzio: la popolazione sieropositiva italiana ha raggiunto le 130.000 unità e si registrano 3.500 nuovi casi ogni anno. Si stima inoltre che più di uno su dieci non è ancora consapevole della propria condizione, mettendo gravemente a rischio non solo la propria salute, ma anche quella dei partner. 
A riportare al centro del dibattito nostrano un tema così delicato, è un film francese in uscita nelle sale: “120 Battiti al Minuto” di Robin Campillo. La pellicola racconta le battaglie degli attivisti di Act Up-Paris, associazione impegnata negli anni ’90 nella lotta contro le case farmaceutiche, responsabili della mancata diffusione di cure adeguate per i malati, e contro la mancanza di attenzione della società civile sul tema.
A più di vent’anni di distanza, abbiamo chiesto ad un giovane sieropositivo italiano di raccontarci la sua storia, per capire come il nostro Paese affronta oggi una questione di così vitale importanza. F. ci ha chiesto di mantenere l’anonimato perché teme ripercussioni per il suo lavoro e i suoi cari e già questo ci fa capire quanto ancora siano forti i pregiudizi in tema di HIV in Italia.





Partiamo dalla domanda che penso ti sia stata rivolta più spesso: come hai scoperto di essere sieropositivo? Raccontaci la tua storia!

Voglio fare una premessa: non sono omosessuale, perché spesso si associa erroneamente il virus all’omosessualità! Ho 28 anni e due anni fa mi svegliai con la febbre alta e le placche in gola. Pensavo ad una banale influenza e dopo pochi giorni di cure in effetti guarii. Un mese dopo, feci delle analisi e richiesi anche il test dell’HIV per stare più tranquillo: il risultato fu positivo! Ho passato mesi d’inferno cercando di capacitarmi di quanto successo e quale delle mie partner occasionali mi avesse trasmesso il virus. Come prima cosa, contattai la mia ragazza dell’epoca, che saputa la notizia mi lasciò di lì a poco. Iniziai le cure, che ad oggi continuo, e solo nell’ultimo anno posso dire di aver accettato la mia condizione, anche se gli alti e bassi sono sempre tanti e difficilmente racconto la mia storia per paura di essere vittima di pregiudizi e cattiverie gratuite.


Quali sono stati i cambiamenti più importanti nella tua vita quotidiana? E come si sono evoluti i tuoi rapporti sociali dopo aver appreso della tua sieropositività?

I rapporti meno forti non hanno retto alla notizia della mia sieropositività: la mia ragazza in primis, come dicevo prima, e poi alcuni amici, scomparsi nel nulla. La mia famiglia mi è stata molto vicina, in particolare mio fratello maggiore, che ogni giorno mi chiama per sincerarsi che abbia preso le mie pillole. Più che gli altri, sono cambiato io nel mio modo di relazionarmi alle persone: non sarò mai la persona che ero prima del virus!


Hai sentito parlare del “bugchasing”, pratica folle che consiste nel ricercare rapporti sessuali non protetti con persone sieropositive per contrarre così il virus? Cosa ti senti di dire a chi mette a rischio la propria vita per una stupida moda?

Ho letto su molti blog e community annunci in cui si ricercavano persone sieropositive con cui avere rapporti non protetti per contrarre il virus: la cosa mi ha fatto rabbrividire, soprattutto pensando a chi, come me, si è ritrovato in una condizione senza averla scelta consapevolmente. Il mio pensiero è rivolto più che altro alla prevenzione, vero tema di interesse nazionale, perché è necessaria in Italia una maggiore informazione, a partire dalle scuole, dove i ragazzi necessitano di un’educazione sessuale consapevole: solo così si potrà realmente porre un freno alla diffusione del virus dell’HIV!


Cosa consiglieresti ad un ragazzo della tua età che dovesse contrarre il virus oggi?

Di farsi coraggio e affrontare la situazione a testa alta. Consiglio di rivolgersi alle associazioni che si occupano di sieropositività in Italia, anche solo per confrontarsi con chi lotta da tempo con il virus. Per il resto, non mi sento di dare ulteriori consigli.


Come vedi la tua vita da qui a vent’anni?

Vorrei tanto avere dei figli ed una compagna di vita accanto a me, che mi accetti per quello che sono: quella serenità che mi è mancata negli ultimi anni e che credo di meritarmi!





sabato 16 settembre 2017

CAMILLA, LA “MAMMA METEORITE” PIÙ DISCUSSA DEL MOMENTO

Può lo spot di una merendina diventare un vero e proprio tormentone? E soprattutto, lo spot di una merendina può sollevare un vespaio di polemiche, che ha visto coinvolte associazioni di categoria e gruppi di mamme indignate dal trattamento riservato alla tradizionale famiglia italiana? Questo è quanto accaduto con la serie di spot del Buondì Motta, in cui la prima vittima del meteorite caduto sulla Terra (che speriamo vivamente alla fine colpisca l’odiosa bambina!) è una giovane mamma, interpretata dall’esordiente Camilla Petrocelli.
Feroci le critiche sui Social, soprattutto da parte delle cosiddette “pancine”, gruppo di mamme bacchettone e fustigatrici di costumi, impegnate in una strenua lotta a salvaguardia della “classica” famiglia italiana. I Media tradizionali hanno cavalcato l’onda delle polemiche e dedicato ampio spazio allo “spot dello scandalo”, trasformando in pochissimo tempo i suoi protagonisti in delle vere e proprie star. 
Non potevamo esimerci quindi dall’affrontare la scabrosa questione e abbiamo deciso di farlo intervistando la mamma più discussa del momento: Camilla, la "mamma meteorite"!


 


Quando hai letto per la prima volta la sceneggiatura dello spot Buondì Motta qual è stato il tuo primo pensiero? Avevi intuito cosa sarebbe successo: i dibattiti dopo la messa in onda dello spot, le critiche e il grado di viralità raggiunto?
Ho pensato subito che fosse uno spot diverso, molto divertente, e che sarei stata felicissima di prendervi parte, ma assolutamente non immaginavo quello che sarebbe successo: la cosa ha assunto delle dimensioni inaspettate!


Contro lo spot che ti vede protagonista si sono scatenate soprattutto le “pancine”, gruppo di mamme bacchettone che animano i Social: hai mai letto alcuni dei post al riguardo? E come ti sentiresti di rispondere alla miriade di critiche piovute addosso?
Non ho letto i loro post, mi è capitato solo di leggere dei commenti polemici, ma sinceramente non amo le polemiche e mi piace piuttosto mettere l'accento sulla parte ironica che questo polverone ha sollevato: una miriade di parodie e meme esilaranti.


In che misura e in che modo pensi i Social Media abbiano influito sul successo della campagna? E secondo te ci sono stati altri canali che hanno favorito la diffusione dello spot?
Sicuramente i Social, Facebook in primis, hanno influito molto sul successo e sulla popolarità dello spot. D'altra parte bisogna riconoscere che ormai sono un canale imprescindibile nella nostra società.


Come giudichi le pubblicità in TV oggi in Italia? Se rapportati all'estero, ci sono buoni esempi e prodotti di livello?
Non guardo molta TV e di conseguenza non vedo molti spot, ma il regista dello spot Buondì è un americano, Ben Callner. Mi sono informata su di lui prima del provino e sul suo sito ho trovato molte clip di altri suoi spot, tutti decisamente ironici come questo, che in Italia ha sollevato tanto clamore.


Cosa pensi delle pubblicità tradizionali, con la classica famiglia al gran completo a far colazione la mattina? Tu vivi così la tua colazione?
Penso che sia bello sognare e quindi immaginare un mondo perfetto con una famiglia perfetta, ma è bello anche giocare, ironizzare sul fatto che quella perfezione, in fondo, non esiste.


Semplice curiosità: cosa ti piace mangiare appena sveglia? Qual è la tua idea di colazione ideale?

Acqua, limone e miele per cominciare e per dare sfogo alla mia parte “salutista”, poi la qualunque. Posso variare dal dolce al salato con molta disinvoltura e caffé come se piovesse in entrambe le versioni.



mercoledì 30 agosto 2017

MAI FINIRE IL CAFFÉ A “MELROSE PLACE”!

Una domenica mattina come tante, ti svegli (male) e, apprestandoti a fare colazione, ti rendi conto di aver finito il caffé. Dopo la giusta sequela di bestemmie ed aver tirato giù l’intera volta celeste, ti coglie l’illuminazione: rivolgerti alla vicina di casa, sperando possa fornirti la tua prima dose di caffeina quotidiana! Ti precipiti verso la porta di casa, varchi l’uscio e ti ritrovi stranamente in un piccolo complesso di appartamenti, con tanto di piscina ad uso condomini ed un’insegna all’ingresso con la scritta “Melrose Place”. Convinto di stare ancora sognando o di aver assunto chissà quale sostanza allucinogena la sera prima, suoni al primo campanello che ti trovi davanti. Ad aprirti, è una giovane donna dai capelli rossi, tendenti all’ “arancio Camilla del Mulino Bianco”. Le dico che sono nuovo del posto ed anche abbastanza spaesato, mentre lei con fare rassicurante cerca di mettermi a mio agio. Dice di chiamarsi Kimberly Shaw, di essere una dottoressa (ricette di farmaci assicurate!), ma di non avere caffé perché le causa stati di eccitazione troppo intensa. Le chiedo informazioni sul vicinato, ma a questa richiesta la dottoressa sembra irrigidirsi e, con fare altezzoso, mi congeda velocemente e si barrica nel suo appartamento: “un po’ psycho la Kimberly!” penso. Decido di passare all’appartamento successivo e questa volta mi apre un uomo, tale Michael Mancini, anche lui medico: una tale concentrazione di medici nemmeno ad una convention della Bayer puoi trovarla! Gli racconto che sto cercando del caffé e di aver appena chiesto alla sua vicina Kimberly senza successo. “Ah, quella pazza…lasciala perdere!” mi dice il dottore ed inizia a raccontarmi dei suoi trascorsi burrascosi con lei. A quanto pare, la torbida relazione con Kimberly è stata la causa della fine del suo matrimonio con tale Jane Andrews, che vive ancora nello stesso complesso. Questo Melrose Place inizia a piacermi, ma non ho ancora trovato il caffé, mi sta iniziando una forte emicrania e devo quindi procedere all’appartamento successivo.
Nel tragitto, mi arriva addosso correndo una biondina slavata, che per lo scontro cade a terra. Rialzandosi, mi accorgo di conoscerla: è Kelly Taylor di “Beverly Hills 90210”. Nello scusarsi con me per l’accaduto, mi spiega che sta correndo a casa perché i suoi amici la stanno cercando e nessuno sa che lei si trova lì dal suo ragazzo Jake, uno sfaccendato più grande di lei. La ragazza mi consiglia di provare all’appartamento di fronte, dove vive un’aspirante attrice che lavora come cameriera allo “Shooters”, il bar più frequentato della zona, tale Sandy Louise Harling. Suono il campanello ma non risponde nessuno: starà già spillando birre al bar la dolce Sandy.
Decido di fare un ultimo tentativo e l’ultimo appartamento sembra essere quello buono. Ad accogliermi in casa sua è Matt Fielding, assistente sociale che mi invita ad entrare e mi presenta la sua amica Rhonda Blair, insegnante di aerobica e ballerina. I due sono intenti a parlare (o meglio sparlare) di tale Amanda, nota “friscipurpi*” locale, non ben vista da tutto il vicinato a quanto pare. Interrompo bruscamente i loro pettegolezzi e chiedo se hanno del caffé da prestarmi. Matt allunga la mano verso la credenza e mi passa una confezione di “Saicaf, gusto intenso”: Saicaf a Melrose Place?!?!?! Spaventato, ringrazio e corro via verso il mio appartamento, mentre nel tragitto le note di “Sweet Harmony” dei Beloved annunciano l’inizio di un party in piscina.

Dopo aver bevuto il tanto desiderato primo caffé della giornata, faccio mente locale a quanto accaduto e mi rendo conto che c’è qualcosa che non va. Apro di nuovo la porta di casa, mi affaccio sul pianerottolo e ritrovo i soliti tristi vasi di fiori mezzi appassiti, lo stendino dell’anziana accanto con i mutandoni di flanella appesi e il profumo intenso di brodo fatto col dado: mi sento di nuovo a casa, lontano da Merlose Place!



*friscipurpi = donna avvezza a frequenti rapporti occasionali con uomini diversi




mercoledì 1 marzo 2017

MR. MAINAGIOIA E IL RACCONTO DELLA “GENERAZIONE ANSIA”

Può un ometto barbuto, particolarmente goffo e sfortunato, diventare una star del web e attirare decine di migliaia di follower? Ebbene sì, può succedere e ce lo dimostra il caso di Mr. Mainagioia! Il segreto del suo successo sta nel raccontare, in chiave ironica, le piccole e grandi sfortune quotidiane, per sorriderci sopra e superarle senza drammi: un modo per esorcizzare le paure di un'intera generazione, la "Generazione Ansia", che spesso sceglie volontariamente di sfuggire alle gioie. Abbiamo quindi deciso di scoprire di più su questo fenomeno virale, coinvolgendolo anche nell'assegnazione degli Oscar del Mainagioia.




Mr. Mainagioia è l’apoteosi della negatività: un inno quotidiano all’infelicità e alle sfighe che ci perseguitano. Da cosa nasce tutto questo pessimismo? Ed esistono davvero quelle creature mitologiche chiamate “gioie”?
Il Mainagioia, come spiegato nel mio primo vlog, non è un inno alla negatività e al pessimismo, bensì è un modo di reagire con stile alle sfortune. La rassegnazione non fa parte del Mainagioia, così come la tristezza. La tristezza e la rassegnazione lasciamola a chi, nelle sfortune, non riesce ad uscirne, perché sotto sotto o si trova bene o ha paura del cambiamento.

“Mainagioia” sembra essere diventato lo slogan dei nostri giorni, specie tra i giovani, come dimostrano anche i racconti dei follower, conditi delle sventure più varie: l’età della spensieratezza ha quindi lasciato spazio all’età dell’ansia?
I giovani sono sempre più preoccupati per il futuro e ne hanno ben donde, visto il periodo che stiamo passando, tra crisi, guerre, indecisioni e incertezze. L'importante è non abbattersi e inventarsi. Io mi sono "inventato". Proprio nel momento più cupo della mia vita, ho scoperto che solo con la mia testa e la mia creatività potevo riemergere e dare uno schiaffo alla crisi. Proprio per questo motivo penso "e se la crisi, prima che economica, è nostra, cioè mentale?"

“Sono quell’ometto barbuto, particolarmente goffo e sfortunato, che ride della vita. Anzi, la vita ride di me” è la descrizione che dà di sé Mr. Mainagioia. Curiose come siamo, vorremmo sapere di più della sua vita: puoi raccontarci un po’ delle sue disavventure? Magari quelle che fanno ridere di più: regalaci una gioia, insomma!
Non saprei da dove iniziare... Solo per raccontarne una, potrei impiegarci ore e ore. Ne volete una così su due piedi? Bene! Stavo uscendo con la mia prima ragazza, stavo per compiere 18 anni. Quella sera, nel giro di pochi minuti, ho pestato due volte la cacca. Ditemi se ci riuscite voi, oh!


Progetti per il futuro: vedremo mai in libreria una summa delle massime di Mr. Mainagioia, il Leopardi dei “tristi” giorni nostri?
Tutto è possibile! Non vi voglio né svelare né anticipare cosa sto preparando in questi anni. Probabilmente mi potrete vedere in libreria uno di questi giorni. Datemi un po' di tempo e ne vedrete delle belle. E forse pure delle brutte.




Per concludere, vogliamo coinvolgerti in un gioco (non troppo gioioso, non sia mai!). Assegneremo gli Oscar del Mainagioia e sarai tu a scegliere a chi destinarli, per ciascuna categoria.

Categoria Mainagioia in TV: “Chi l’ha visto?”, con il suo carico di ansie già dall’inquietante sigla iniziale; “Forum”, condotto dalla monoespressiva e catatonica Barbara Palombelli; “Sottovoce”, che da circa trent’anni accompagna le notti degli insonni italiani, con le spumeggianti interviste di Marzullo. The winner is?
Il vincitore è sicuramente "Sottovoce" del mitico Gigi Marzullo, seguito da chi non riesce a dormire per colpa delle proprie ansie, da chi torna a casa tardissimo da una serata devastante e deve assolutamente riprendersi, da chi, la notte, si ritrova il telecomando sotto il deretano, mentre dorme, e preme su Rai 1.

Categoria Mainagioia nel cinema: “Titanic”, che ogni anno ci fa rivivere una tragedia per 4 lunghe ore; le “maratone natalizie” dei vari classici Disney e non solo, con il loro carico di genitori morti, famiglie distrutte e amori non corrisposti; tutti i film italiani degli ultimi vent’anni. Vince….
Ahimè vincono tutti i film italiani degli ultimi 20 anni, figli di stereotipi, nati solo per battere cassa. Se anche a voi fanno ridere parolacce, flatulenze e altre "amenità", allora state ridotti male. Come il nostro cinema. Però, oh, sta risorgendo piano piano. Gli ultimi film (vedi “Lo chiamavano Jeeg Robot”, “Veloce come il vento”, ecc.) meritano molto!

Categoria Mainagioia nello sport: l’Inter, dal 5 maggio e lo scudetto perso all’ultima giornata, fino ai giorni nostri; Edin Dzeko, attaccante della Roma, che per segnare un goal ne sbaglia almeno cinque a partita, per la “gioia” dei tifosi romanisti; il tuffatore filippino, che alle ultime Olimpiadi ha collezionato una sfilza di zeri, divenendo un idolo decadente del web. And the Oscar goes to…
Vince a mani basse il tuffatore filippino. Riuscire a fare tanti 0 di fila è un'impresa di rilievo eh?!?!

Premio speciale “Giacomo Leopardi” alla gioia più grande mai realizzata: trovare lavoro in Italia al primo colloquio sostenuto; iniziare una storia d’amore con la persona per cui si soffre da anni; aprire il barattolo del caffé la mattina appena svegli e non trovarlo mai vuoto. Il Premio speciale va a…

*rullo di tamburi, mentre in prima fila qualcuno sbadiglia* visto che le prime due sono irrealizzabili, opterei per barattolo del caffè sempre pieno. Mi ha salvato più lui che qualsiasi medicinale ingerito in questi anni. Se io ora vi sto rispondendo senza addormentarmi sulla tastiera, è grazie a lui. Ringraziatelo, dannazione!

sabato 11 febbraio 2017

IL "PAGELLONE DELLE KRETINE" DI SANREMO 2017

Un inviato d'eccezione, di cui non sveleremo l'identità per risparmiargli denunce, ha seguito per noi il Festival di Sanremo. A lui è stato attribuito l'arduo compito di stendere il "PAGELLONE DEL FESTIVAL": promossi e bocciati, tutti uniti nel nome di Maria! 




ALESSIO BERNABEI (Nel mezzo di un applauso) VOTO 4
Bernabei non è erotico neppure quando canta la “figa”. Il pezzo andrà in radio, ma a me non dice nulla.

MICHELE BRAVI (Il diario degli errori) VOTO 7
Timido e impacciato, quando canta è proprio bravo. Scandisce bene le parole e per chi adora le parole nella musica è un toccasana. Potrebbe salire sul podio.

SERGIO SYLVESTRE (Con te) VOTO 8
Canzone di Giorgia cantata davvero bene. Il miglior risultato della scuderia di Maria De Filippi. Potente.

CHIARA (Nessun posto è casa mia) VOTO 5
Se non avesse cantato, nessuno se ne sarebbe accorto. Ha cantato e ci si accorge che era meglio non lo avesse fatto. Testo banale: poteva risparmiarcelo!

GIGI D’ALESSIO (La prima stella) VOTO 6
Non è in formissima, ma il pezzo è meno neomelodico rispetto al passato (per fortuna!). Senza infamia e senza lode.

RAIGE E GIULIA LUZI (Togliamoci la voglia) VOTO 3
Sono riusciti nel loro intento: toglierci la voglia…di ascoltarli!

CLEMENTINO (Ragazzi fuori) VOTO 6
Brano firmato da Marracash, dal risvolto sociale: per essere un rapper, avrebbe dovuto osare di più!

ERMAL META (Vietato morire) VOTO 7
Valido come autore, come interprete ha delle pecche. Il brano è ben confezionato e di buon livello rispetto alla media.

MARCO MASINI (Spostato di un secondo) VOTO 5
Lui persegue negli anni la sua strada: all’inizio era una novità, oggi ha fatto il suo tempo!

ALBANO (Di rose e di spine) VOTO 4
Non è in forma e il pezzo non lo aiuta. Restano le spine, delle rose neanche l’ombra!

FIORELLA MANNOIA (Che sia benedetta) VOTO 10
Ha vinto e nessuno lo può negare. Interprete sopraffina, potrebbe dare lezioni a molte sue giovani colleghe lì presenti. Se non vince, organizzo un nuovo VAFFA DAY!!!




LODOVICA COMELLO (Il cielo non mi basta) VOTO 2
Uno dei pezzi peggiori di questo Festival. Meglio come conduttrice, la cantante facciamola fare a qualcun'altra!

BIANCA ATZEI (Ora esisti solo tu) VOTO N.C.
La vediamo da diversi Festival ormai e ogni volta ci chiediamo: PERCHÉ???

FRANCESCO GABBANI (Occidentalis Karma) VOTO 8
Bravo performer, pezzo intelligente, figo anche con il maglione della nazionale olandese: CI PIACE!!! Spero sul podio.

GIUSY FERRERI (Fatalmente male) VOTO 6
Sanremo non fa per lei, nonostante il pezzo non sia malefico: lei è “animale radiofonico”, non da palco dell’Ariston.

MICHELE ZARRILLO (Mani nelle mani) VOTO 4
Utilizzo la battuta fattagli dal Mago Forrest al Dopofestival: “Hai scritto pezzi meravigliosi in passato: perché gli altri?”.

PAOLA TURCI (Fatti bella per te) VOTO 9
È esplosa e si racconta con il sorriso. Messaggio positivo, bel testo ed interpretazione spettacolare.

ELODIE (Tutta colpa mia) VOTO 5
Troppo Emma Marrone (autrice del testo). Adatta a “Tale e Quale Show”.

RON (L’ottava meraviglia) VOTO 4
Di meraviglia non c’è nulla. Da rottamare.

FABRIZIO MORO (Portami via) VOTO 6
Grande autore, non sfonda sul palco. È sicuramente più bello del pezzo che porta.

SAMUEL (Vedrai) VOTO 6
Meglio con i Subsonica. Mantiene lo stile, ma si sente la mancanza di Boosta e co.

NESLI E ALICE PABA (Do retta a te) VOTO 2

Brutta canzone, pessima interpretazione, coppia male assortita: un disastro totale!

martedì 7 febbraio 2017

DON PASTA: L'ULTIMO "ATTIVISTA DEL CIBO"


Prima di iniziare, come preferisci essere chiamato: Daniele o Don? E cosa ne pensa Daniele del successo del suo alter ego Don Pasta?

Le persone che mi conoscono sanno che nella vita privata “Don” scompare, diciamo che è il patto di non belligeranza che ho fatto con lui. Ci sopportiamo a vicenda, anche se gli eccessi di Don Pasta poi me li devo sobbarcare io nella mia quotidianità. Tipo che lui mangia solo fritture con lo strutto e poi, quando Daniele torna a casa, è costretto a mangiare minestrone e cicorie lesse per tre giorni per purificare il corpo.


Il tuo motto è: “Se hai un problema…aggiungi olio”. I tuoi spettacoli sono dei veri e propri “one man cooking show”. Hai pubblicato nell’ordine “Food Sound System”, “Wine Sound System”, “La Parmigiana e la Rivoluzione” e in “Artusi Remix” ti confronti con l’eredità di Pellegrino Artusi, istituzione in campo culinario. Hai “forse” una leggera passione per il cibo? Come nasce? E per conquistare una KreTina, quale ricetta consiglieresti?

Il tutto nasce per gioco, ma in verità penso di essere un predestinato. Da piccolo facevo indigestione di calzoni e torte a ogni compleanno. La svolta è stata andare fuori dal Salento per gli studi, a Roma e poi a Parigi, e osservare che la gente mediamente mangia da cani, mentre in Salento il livello di consapevolezza è altissimo. Da lì, ho capito che avevamo una ricchezza culturale, ancor prima che gastronomica, da tutelare. Una ricetta romantica per sedurre una KreTina non può che essere la parmigiana, leggera e colorata.


Altra passione è quella per la musica. Sei conosciuto e molto apprezzato come selecter, quindi ti chiediamo una piccola selezione dei tuoi 3 brani che tutti dovrebbero ascoltare.

In “Food Sound System” lo scrissi, il mio momento più bello era quando tornavo da scuola, scappavo alla Posta per recuperare il pacco di vinili comprato per corrispondenza e poi mangiavo le orecchiette con le rape. Musica punk per cucina punk. C’era già tutto e tutto stava a codificarlo. Come brani: Magnificient 7 dei Clash, Public Enemy number One di James Brown, I like That di Pete Rodriguez.


Sei sempre in giro per l’Italia e il mondo con i tuoi spettacoli. Scrivi regolarmente per Repubblica, Left, Manifesto e Slow Food. Nel tempo restante, pubblichi libri di cucina. Come fai a coniugare tutti questi impegni? A noi puoi dirlo, non sei umano?

Il problema è che questo lo faccio negli scampoli che mi concede mio figlio, che non avendo capito che Don Pasta è un mestiere, non mi concede molto tempo. A parte tutto, ho avuto la fortuna di ritrovarmi un mestiere improbabile, dalle possibilità sconfinate, tanto quanto la sua indefinitezza. Ragion per cui, da bravo autodidatta, mi diverto un casino a provare a fare cose che non so fare, con alterni esiti.




Per concludere, ci aiuteresti a risolvere i “grandi dilemmi della cucina amatoriale”?
Il primo: il sale nella pasta, prima o dopo che l’acqua vada in ebollizione?

Il sale dopo, che altrimenti ci metti di più per far bollire la pasta.

Il soffritto: arricchisce il piatto o copre il gusto originale dei cibi (e va quindi evitato come la peste, come suggeriscono illustri chef)?

Il soffritto è l’anima della cucina italiana. Può sembrare surreale, ma il detto di mia nonna “se hai un problema aggiungi olio”, ha un senso tecnico. Mettere olio significa creare legami tra gli ingredienti, che altrimenti devi poi creare con panne, creme, formaggi. E’ un sacerdote molto laico in certo senso.

Olio di palma e carne vengono descritti come accadeva un tempo per l’uranio impoverito: fanno davvero così male?

Differenzierei le due cose. L’olio di palma, come ogni demonizzazione, subisce un processo eccessivo e per certi versi ridicolo. Ma nulla toglie che è sintomatico di processi industriali nel cibo assolutamente incuranti della salute, tanto più perché si parla di alimentazione dei più piccoli. Per la carne, il discorso è diverso. Da salentini, ne mangiamo pochissima, avendo noi una cultura spropositata di ortaggi e legumi, quindi sappiamo variare molto la nostra alimentazione. Per questo quando poi ti mangi un piatto di carnazza è un gran piacere.

Cucina vegan: quali sono i principali pro e contro?

Gli animalisti e i vegan dimenticano che la parsimonia nell’uso della carne era una necessità, ma anche una virtù del mondo rurale, ma loro del mondo rurale ho paura non sappiano nulla. Chiaro però che l’uso spropositato della carne fa male alla salute, agli animali e al pianeta.









giovedì 26 gennaio 2017

TOBIA LAMARE, LE SUE "SUMMER MELODIES" E IL LATO B DI BEYONCÉ

Intervistare Tobia Lamare è sempre un'esperienza ai limiti dell'assurdo. Partiamo con l'idea di realizzare la solita intervista di promozione del nuovo album, "Summer Melodies", in cui si deve parlare solo ed esclusivamente di quello. Finiamo per discutere di Manuel Agnelli ad X-Factor, della Festa della Patata Zuccherina di Frigole, di Immanuel Casto e del "lato b" di sua maestà black Beyoncé: le KreTine non possono che adorare! 





A più di un anno di distanza dalla tua precedente intervista per Vita da KreTine, in cui ci raccontavi i retroscena più hot del Sabatone, cosa ti ha spinto ad accettare una nostra nuova intervista? Di certo, non ti manca il coraggio caro Tobia!

Assolutamente. E’ un rischio che ho voluto correre e ne sono consapevole. Probabilmente quest’ondata di freddo mi ha fatto cercare, tra i miei ricordi, i momenti più calienti dell’anno scorso. Così, mi è venuta in mente la nostra intervista ed ho voluto nuovamente scaldare il mio cuore insieme a voi.


Ti ritroviamo con un nuovo album, “Summer Melodies”, in cui racconti tante parti di te (la famiglia, l’amore, gli amici, la passione per il surf): un lavoro più intimo rispetto ai precedenti lavori. Ti chiediamo di raccontare il tuo nuovo disco, ma da buone KreTine ti lanciamo una sfida: potrai farlo solo utilizzando le parole “petaloso”, “le grandi major” e “Manuel Agnelli”. Accetti la sfida?

Certo! Con Manuel Agnelli ci siamo trovati più volte a parlare delle major, che in realtà se la passano peggio delle indipendenti, oppure sono dei fake (vedi ad esempio la Sugar che si vende come etichetta indipendente e il fondatore è presidente della S.I.A.E.). Da grande artista Manuel ha sempre detto che in realtà la buona musica andrà sempre avanti e io ho aggiunto che sicuramente i veri musicisti avranno sempre un futuro petaloso, perché vivono con la buona musica. Quindi ho fatto un lavoro petaloso e vaffanculo alle grandi major e che Manuel Agnelli sia con voi.


Il 2016 è stato un annus horribilis per gli amanti della musica. Tra gli altri, ci hanno lasciato il Duca Bianco David Bowie e il folletto di Minneapolis Prince, veri innovatori seppur in epoche diverse. Se dovessi fare un bilancio del tuo 2016, cosa terresti e cosa butteresti via? E solo per scaramanzia (sapendo di allungarti così la vita), hai mai pensato alla tua musica post mortem, dando magari indicazioni su eventuali pubblicazioni di materiale inedito?

Di quello che si vive non si butta mai niente. Bisogna sempre essere un po’ Jedi. Non bisogna mai passare al lato oscuro della forza. Sapete quanti ce ne sono nella musica che stanno con il lato oscuro? Vi annoiereste solo a contarli. L’attitudine, l’onestà intellettuale, il rispetto per il pubblico e per la musica. Spesso trovo solo una grande voglia di esposizione mediatica. Sentirsi rockstar, sentirsi importanti e vendersi come le mazzancolle all’Ipercoop. Preferisco il mare, gli amici, l’amore e la gente che ama veramente la musica.

Tutti gli artisti ci pensano alla morte. Ovviamente ho chiesto a mia moglie di erigere una statua di 3 mt che mi ritare mentre mi piego a prendere un 45 giri dalla valigetta (conoscete i miei pantaloni a vita bassa) ed aprire un museo nella nostra attuale casa. Un museo sulla musica indipendente salentina, un posto dove provare a fare capire l’energia della scena alternativa evitando la Notte della Taranta e Negramaro. Niente contro di loro, ma visto la loro esposizione mediatica non mi sembra che ci sia bisogno di dire niente a riguardo.
Ovviamente ci sarà un barbecue sempre acceso.




Il 2016 è stato anche l’anno del crollo di alcuni miti indie: da Manuel Agnelli giudice ad X-Factor, a Wes Anderson che accetta di girare lo spot natalizio di una nota catena di abbigliamento low-cost. Non esistono più gli indie di una volta?

Per la pubblicità e televisione potrei farti una serie infinita di incredibili esempi. In questo momento di crisi, dove non esistono trasmissioni musicali ma solo talent show, una partecipazione di Manuel Agnelli può fare scalpore. In realtà il nostro Severus Piton non fa niente di male e se qualcuno gli rivolge delle critiche dovrebbe chiedersi quanti dischi ha comprato in un anno e quanti concerti è andato a vedere.


Hai già progetti in cantiere per il 2017? Puoi anticiparci qualcosa? E ci sarà un “Summer Melodies” Tour per i mesi a venire?

Il Summer Melodies tour è iniziato con l’Irlanda, Berlino e alcune date in Italia come Roma e Taranto. Ad aprile un altro giro italiano più lungo che toccherà Bologna, Milano, di nuovo Roma e poi altre città. Stiamo lavorando per tornare in Irlanda  per i festival estivi e poi Inghilterra ed Est Europa. Ho una data in acustico a Lecce il 16 febbraio al Road66, per vedermi nella nostra città con la mia fantastica full band invece bisognerà aspettare la primavera.


Per concludere, le nostre domande a bruciapelo: rispondi senza pensarci troppo e con la massima sincerità!
Ti chiedono di fare il giudice in un talent show, ma devi scegliere: il più glamour X-Factor o Amici di nostra Signora della TV Maria De Filippi?

Fino a che non sarò chiamato per la Festa della Patata Zuccherina di Frigole, tutto il resto per me non conta. Seriamente. Che vengano loro a Frigole a farci vedere quanto valgono.

La svolta country di Lady Gaga in “Joanne” o il pop-rock di protesta dell’ultima Beyoncé in “Lemonade”?

Fosse solo per il culo…Beyoncé.

Justice o Daft Punk?

Mie care questa è una domanda scorretta e voi lo sapete. E’ un po’ come chiedere se si preferisce un mohijto o una capiroska. I Daft Punk sono stati il simbolo della reintroduzione della dance nell’ambiente alternativo. Sono molto affezionato ed hanno fatto sempre grandi album. Invece, quando i Justice sono esplosi con il remix dei Simian (We are your friends) io ero sempre a ballare nei club di Londra. Si percepiva che l’ambiente indie stava cambiando sonorità, c’era grande aspettativa ed entusiasmo. Purtroppo non tutti sono come i Justice e le recenti produzioni elettroniche mi fanno vomitare. Si sente l’assoluta mancanza di conoscenza delle note.  Insomma Mozart avrebbe usato campioni e sequencer oggi (come diceva Bruno Martelli in Saranno Famosi) ma oltre a conoscere il giro di do e di sol, non avrebbe mai ammazzato tutto quello che Phil Spector ha inventato. Quindi entrambi sanno scrivere o rieditare grandi canzoni, cosa che nell’elettronica odierna è difficile da trovare. E’ più semplice trovare una masturbazione sonora paragonabile al virtuosismo metal di fine anni ’80.

Hai la possibilità di far tornare in vita una sola star: Elvis Presley o Michael Jackson?

Michael Jackson è stato genero di Elvis Presley, anche se a morte avvenuta. Quindi in realtà cosa dobbiamo dire. Che preferiamo il padre al marito della figlia? Che le nuove generazioni sono sempre più fresche dei genitori? Posso rispondere dicendo che per il trentennale della morte di Elvis sono andato insieme a mia moglie a Graceland (casa di Elvis a Memphis da anni diventata un museo) e probabilmente, se mai apriranno le porte di Neverland per farci un museo, si potrà decidere. E’ una domanda crudele questa. Io non vi ho mai chiesto se preferite un pasticiotto o un fruttone, Tiziano Ferro o Immanuel Casto, Julio Iglesias o Montserrat Caballé. Vabbè direi Elvis.


Sabatone o Capodannone?

L’uno non esclude l’altro. Il Capodannone è una dose invernale di banane per resistere al freddo, per credere che l’estate non sia poi tanto lontana. A volte come quest’anno cade di sabato e quindi il capodanno è un po’ Sabatone. Si parte sempre dal potassio, da quella energia che ti serve, dalla banana che ti dà una marcia in più. Ogni sabato dovrebbe essere Sabatone e ogni festa un festone. Non sono un tipo che si accontenta di un semplice weekend: bisogna ballare, allenare i polpacci, sculettare  e sorridere. Il caldo, la pista, l’amore, le banane…il Sabatone!