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lunedì 24 ottobre 2016

IL MONDO A "SOQQUADRO" DEI LA13

I LA13 sono una giovane rock band nata nel 2014, che da poco ha lanciato il suo album d'esordio "SOQQUADRO" (Illsunrecords). Quattro ragazzi (Mattia, voce e chitarra; Giovanni, chitarra; Matteo, basso; Francesco, batteria) uniti dall'amore per la musica e da un unico interesse: "suonare e sudare"!
Li abbiamo visti aggirarsi nudi tra le campagne del Salento per il video di "LAIDE", primo singolo estratto dall'album, e memori delle simil gesta dei Blink 182 di "What's my age again?", abbiamo deciso di intervistarli: una chiacchierata che parte dal disco per arrivare ai Led Zeppelin, il rapporto con le fan e un buon deodorante per i live!




Da poco avete lanciato il vostro album d’esordio “SOQQUADRO”: siete soddisfatti del vostro primo lavoro in studio? Qual è il brano che vi rappresenta di più? E come raccontereste il vostro disco ai lettori del nostro blog?

Siamo molto soddisfatti di questa prima opera, perché rappresenta tutte le nostre diverse influenze e gusti musicali: canzone dopo canzone, tutto questo in un lavoro durato circa 2 anni. I brani più rappresentativi per noi sono le due “Danze Ipnotiche”, che aprono e chiudono il disco, perché descrivono molto il periodo trascorso a comporre l’album. Come prima esperienza è stata molto intensa e complessa, una sorta di viaggio tra alcune dinamiche che creano lo scenario di un mondo ormai messo a Soqquadro dallo stesso uomo, dalle sue azioni, dal suo pensiero. Riteniamo che il rock sia una risorsa adatta ed efficace per esprimere certe emozioni.

Vi definite una band rock, che ha subito però diverse influenze musicali: quali nello specifico? E a quale rock band vi piacerebbe essere accostati?

Preferiamo non essere accostati ad una band in particolare, ad ogni modo ci piacciono molto le band rock/sperimentali, blues, country inglesi e americane degli anni ’70-’80 per dire un gusto comune tra noi quattro, poi in realtà ognuno ascolta generi diversi. Musica contemporanea ne ascoltiamo pochissima, sopratutto il Pop italiano.

Scorrendo la vostra pagina Facebook, tra gli interessi leggiamo “Suonare e sudare”: usate un buon deodorante per i vostri live?

Per i live infatti occorre un deodorante molto potente: l’energia potrebbe non essere l’unico elemento a sprigionarsi durante i concerti!

Siete oggettivamente dei bei ragazzi: vi sono capitati episodi strani durante i vostri concerti (tipo orde di ragazze lanciate su di voi)? E tra i membri della band, chi acchiappa di più?

Orde di ragazze purtroppo no, però il batterista in questo è molto fortunato!

Progetti per il futuro: vi vedremo suonare in giro? E avete già qualche idea per un secondo album?

Fino a gennaio faremo un bel po' di date ancora in giro, poi abbiamo intenzione di chiuderci per la pre-produzione del prossimo disco, al quale strutturalmente stiamo già pensando/lavorando.




Domande a bruciapelo (siate sinceri!): Led Zeppelin o Black Sabbath?

LED ZEPPELIN, in tutta onestà!

Vi chiedono di aprire il concerto di una star del pop italiano: Alessandra Amoroso, Marco Mengoni o rinunciate per amor di rock?

Dobbiamo amare il ROCK, tutti, quindi no.

Sanremo o X-Factor?

X-Factor pollice verso, ma se finissimo a Sanremo indubbiamente i nostri genitori sarebbero entusiasti.

Rock dei nostri giorni: Muse o Coldplay?

MUSE, i Coldplay ci annoiano.

Per promuovere il prossimo disco vi chiedono di posare nudi e nascondere la vostra reale situazione sentimentale: accettate?


Certamente, l’abbiamo già fatto nel videoclip di “LAIDE”, quindi nulla di nuovo, anche se sarebbe consigliabile mettersi in forma. Perché dovremmo nascondere la nostra situazione sentimentale? Quello non è dovuto.

domenica 9 ottobre 2016

TRA TEATRO E TV: IL "COMING OUT" DI DANIELE GATTANO

Con il suo monologo autobiografico "Coming out", abbiamo imparato a conoscerlo a Colorado, popolare show comico di Italia 1. Anni di gavetta in teatro, lavoretti per mantenere la sua passione per la recitazione e di recente una serie di riconoscimenti per l'impegno profuso senza sosta. Presto lo vedremo proprio in teatro con il nuovo spettacolo "Le scoperte geografiche" di Marco Morana. Le KreTine intervistano oggi Daniele Gattano, per parlare con lui di progetti futuri, Unioni Civili e una madre che lo vuole proprietario di un bar.




Di recente ti abbiamo visto a Colorado, programma comico di Italia 1, con il tuo monologo “Coming out”, in cui parli dell’omosessualità in maniera ironica e leggera, senza mai scadere nel volgare o in facili stereotipi. Il monologo nasce dalla tua esperienza di vita? E hai avuto davvero una zia che ti ha detto: “Che sollievo, pensavo fossi disoccupato!”?

Il monologo sì, è autobiografico. Mia zia non mi ha risposto “che sollievo, pensavo disoccupato” ma è stata il mio “telefono senza fili”: avevo 19 anni e ogni giorno mi ripromettevo “domani giuro dico a mamma che sono gay” e il giorno dopo mi correggevo con un “dai no, glielo dico lunedì”… e così sono passati mesi. Allora ho deciso di prenderla un po’ alla larga e mi sono confidato prima con mia zia, il giorno dopo mia mamma mi ha chiamato al telefono in lacrime. Ci vuole molto coraggio a fare coming-out … io non ce l’ho avuto e ho virato sull’outing: grazie zia!


Sempre in “Coming out” ad un certo punto dici: “Matrimonio per tutti: gli etero lo fanno, i gay lo organizzano”. Leggo un po’ di amarezza in questo passaggio o mi sbaglio? E cosa pensi delle Legge Cirinnà sulle unioni civili?

Molta amarezza. La legge Cirinnà è un primo passo. Importante ma che ha il sapore del “contentino”. Siamo nel periodo del politically correct in cui tutti hanno amici gay a cui vogliono bene però poi quando si parla di genitorialità si fa il passo indietro. A me il termine “Unione civile” sembra sterile e burocratico, per non parlare della “stepchild adoption” uno scioglilingua scelto apposta per rendere il tutto ancora più complicato e mostruoso. Ma siamo in un Paese in cui le parole del Papa fanno da apri pagina ai giornali quindi occorre aspettare; e tra dieci anni alla domanda del professore: “qual è stato l’ultimo Paese dell’Unione Europea a introdurre l’adozione tra le coppie omosessuali?” l’alunno per beccarsi un bel voto dovrà rispondere “l’Italia”.


Prima di dedicarti alla carriera di attore, hai avuto un passato da “precario”. Tanti lavori, tra cui quello di cameriere con tua madre, che ancora continua a chiederti di aprire un bar con lei. Riuscirai un giorno a convincerla della bontà del tuo lavoro? E c’è stato un momento in cui hai pensato davvero di mollare tutto e dedicarti ad altro: cosa in caso?

Mia mamma è ossessionata dal “Piano B” quindi mi dice: “metti caso che non riesci a fare teatro cosa farai?” Ha ragione. Io per ora mi tengo su un doppio binario, mi capita di staccare il turno al ristorante e di correre in teatro, e quindi almeno una volta al giorno penso “io mollo tutto!” ma purtroppo la vena artistica è una malattia con cui devi imparare a convivere altrimenti poi muori.




La tua grande passione è il teatro. Ora che hai fatto il grande salto alla TV generalista, continuerai a portare avanti la tua carriera teatrale? E in quali progetti ti vedremo impegnato prossimamente?

Nessun grande salto, ho portato un piccolo estratto di un monologo molto più ampio che di solito faccio in teatro, quindi posso dire che la tv per ora l’ho solo sfiorata. Indubbiamente divertente ma non il mio punto di arrivo. Il teatro per me è una religione, gli sarò fedele sempre. Sarò in scena il 16 ottobre assieme a Michele Balducci al “Teatro Filodrammatici di Milano” con lo spettacolo “Le scoperte geografiche” di Marco Morana diretto da Virginia Franchi. Chiuderemo noi la rassegna di teatro omosessuale “Illecite visioni”… venite!


Domande a bruciapelo (massima sincerità richiesta): one man show sul modello Fiorello in prima serata su una rete ammiraglia o parte da protagonista nel nuovo film di Sorrentino?

Protagonista nel nuovo film… di Virzì!

Big Bang Theory o How I met your mother?

Big Bang Theory.

Dilf stile bear o twink tendente al teen (per chi non conoscesse il genere, nerboruto uomo maturo o giovane di primo pelo)?

Twink twink twink (uno strappo alla regola solo per Chris Martin).

Hamburger di soia o carne al 100%?

Carne al 100%.

Single o fidanzato?


Single.

domenica 2 ottobre 2016

MARCO CUBEDDU: UNO SCRITTORE A PECHINO EXPRESS

A Pechino Express lo vediamo sbattersi in giro per il Sudamerica tra prove improbabili e Tine Cipollari varie. In pochi sanno che a 29 anni ha già pubblicato due romanzi per Mondadori ed è caporedattore di una illustre rivista letteraria. Con un passato da pompiere precario alle spalle, le KreTine intervistano Marco Cubeddu: una divertente chiacchierata tra libri, tv, gente incastrata negli ascensori, Brad Pitt e Youporn.




A soli 29 anni sei caporedattore di Nuovi Argomenti, hai pubblicato i romanzi Con una bomba a mano sul cuore (Mondadori 2013) e Pornokiller (Mondatori 2015), sei attivissimo sui social tanto da poter essere considerato un influencer e da poco ti vediamo in Tv protagonista a Pechino Express. Se dovessi fare un bilancio della tua vita alle soglie dei trenta, cosa ti manca ancora da fare e cosa invece avresti potuto evitare col senno di poi?

Da fare mi manca un libro veramente bello.
Evitare avrei dovuto evitare quasi tutto, ma la cosa paradossale è che mi è andato tutto bene facendo tutto nel modo più sbagliato.
Per dire, per diplomarmi ho girato sei scuole perché mi sospendevano, mi bocciavano o mi cacciavano.
Giocavo a fare il punk, capisci?
Alla fine ho chiesto ai miei genitori i soldi per il Cepu perché a 18 anni ero ancora in prima superiore (in teoria, ma visto che non ci andavo, non so bene dov’ero).
I miei, che sono delle persone stupende e normalissime, giustamente, mi hanno detto che dovevo smetterla di fare quello “intelligente che non si applica” e che tutti quei soldi purtroppo non li avevano.
Così mi sono iscritto alla maturità da privatista, ho pagato 50 a euro di esame di idoneità e mi sono diplomato in tempo recuperando gli anni persi in una scuola pubblica (il prezzo da pagare è che non so niente di niente, purtroppo, non sono quel genere di autodidatta geniale, sono il genere di autodidatta zotico/fortunato).
Ed è andata più o meno sempre così, in generale: nonostante sia sempre stato una persona piuttosto ingestibile, grazie alla bontà di amici e genitori ho avuto molto più di quanto mi sarei mai meritato.
Il primo romanzo l’ho spedito sentendomi all’ultima spiaggia: se non andava ero in procinto di arruolarmi nella Legione straniera francesce e sparire nel nulla.
Antonio Franchini, allora a capo della narrativa italiana e straniera di Mondadori, mi ha telefonato giusto in tempo: la mail che gli avevo mandato mi era tornata indietro e pensavo non l’avesse mai ricevuta, gli altri editori che avevo contattato a caso non rispondevano nulla, una tizia che lavorava come traduttrice per una casa editrice importante mi disse di aver letto il 4% del manoscritto sul suo Kindle e che mancava il “ghost” (qualunque cosa fosse) del protagonista e avrei fatto meglio a buttare tutto…
Insomma, in generale, a me è andato tutto veramente (e, temo immeritatamente) bene, alla fine vivo di quel che amo fare, cioè scrivere, mi occupo di una rivista che leggo da quando ero ragazzino, e sulla quale avrei dato un rene anche solo per pubblicare una delle (orrende) poesie che scrivevo…


In passato ci è capitato di intervistare altri giovani autori e tutti ci hanno raccontato le difficoltà nel portare avanti una passione che spesso non viene considerata dagli altri un lavoro. Tu stesso mentre frequentavi la Scuola Holden facevi il pompiere per mantenerti e oggi inviti chiunque a farti un bonifico con una simpatica e provocatoria t-shirt. Cosa manca in Italia perché uno scrittore possa vivere del suo lavoro? E secondo te riusciremo a tornare a considerare “lavoro” l’arte in ogni sua forma?

No, non riusciremo mai più, specie nella forme in cui poteva esserlo in passato (anche se non è detto che sia un male, letterariamente, tantissimi autori – Nabokov, Carver, Fitzgerald, Fante… - hanno dovuto mantenersi facendo altri lavori).
In Italia mancano i lettori, che è fisiologico - il romanzo non morirà mai ma conterà sempre meno, come è già successo al teatro, al cinema, alla televisione – ma soprattutto manca una visione d’insieme da parte del mondo editoriale: gli editori dovrebbero pubblicare meno libri e farli meglio (più tempo agli autori per scriverli, e quindi più soldi per mantenersi dignitosamente, più tempo per l’editing, copertine che non siano fatte con foto prese da stock turchi di immagini gratuite …), sostenerli di più…
Le librerie sono strapiene di libri che non esistono, e che non servono a nessuno, tantomeno a chi li scrive, perché nessuno li legge, né li leggerà mai. Sarebbe bello che uscissero meno libri ma che fossero libri importanti, che il pubblico comprasse i libri che potenzialmente resteranno, e non semplicemente quelli che vendono più di altri perché meglio confezionati, in una guerra tra povero che fa male a tutti: editori, scrittori, librai, lettori…
Poi, per quanto riguarda me, non credo farò mai abbastanza quattrini coi miei romanzi, indi per cui, se volete divulgare anche voi il mio iban, eccolo qua:

BONIFICATE E CONDIVIDETE!
Iban: IT56J0306901401100000061904
Intestatario: Marco Cubeddu 
Banca: Intesa Sanpaolo

Causale: gli scrittori fanno la fame!


Con una bomba a mano sul cuore termina con una strage e la morte della protagonista,  mentre in Pornokiller il protagonista è un personaggio borderline, dalla vita che complicata è dire poco. Ti potremmo definire un autore “pulp” per la crudezza del tuo stile o non ami le etichette e quindi odierai anche noi per aver cercato di definirti in qualche modo?

Non credo di essere pulp, non mi ci sento neanche un po’ e, dal mio punto di vista, i riferimenti pulp e le scene cruente sono solo un espediente letterario per flirtare con un immaginario collettivo a cui però non mi sento di appartenere, ma non credo dovrebbe importare a nessuno cosa penso io di quello che scrivo, l’unica cosa che conta è quello che pensano i lettori: purtroppo e per fortuna, pubblicare significa rimettersi al pubblico, che ha sempre ragione, specialmente quando ha torto (come mia madre).





Puoi darci qualche anticipazione sul tuo prossimo lavoro? Magari potresti scrivere del tuo passato da pompiere. A tal proposito, quali sono i casi più strani che ti sono capitati? Hai mai dovuto salvare gatti o gente intrappolata nella propria casa? E confermi o sfati il mito del pompiere sex symbol che fa strage di cuori?

Il mito del pompiere, almeno per quanto mi riguarda, è solo un mito.
Nei dieci anni in cui ho fatto il pompiere precario ho salvato diversi gatti, che è incredibile, ma succede davvero, continuamente, anche se, come diciamo noi, “scheletri di gatti sugli alberi non ne ha mai trovati nessuno”.
Anche gente intrappolata, specie negli ascensori, me ne è capitata parecchia. Dell’esperienza pompieristica un po’ ne ho scritto nel primo romanzo, dove Alessandro Spera, il protagonista vive esperienze simili alle mie in diverse parti, come la sera della ThyssenKrupp, in cui ero in servizio a Torino, anche se poi nel romanzo ho ovviamente romanzato molto la mia esperienza personale.
Per quanto riguarda il futuro, il prossimo romanzo lo sto scrivendo con molta calma, potrei finirlo tra un mese o tra dieci anni, e questa cosa, cioè la scomparsa dell’ansia, del “devo pubblicare qualcosa a tutti i costi”, è il vero punto cruciale del mio lavoro di adesso.
Voglio scrivere un libro bello, cioè, mentre lo scrivo, voglio pensare di stare scrivendo un capolavoro (non lo sarà affatto, purtroppo, ma non capisco perché non dovrei fare del mio meglio perché lo sia) e, nel frattempo, fare altro, anche libri più piccoli, precisi, che puntino a essere un bell’artigianato, o scrivere per la televisione, o per il cinema, ma il mio prossimo romanzo, che tanto venderà tre copie, tanto vale che lo scriva solo per amore della bellezza, o quel che credo sia la bellezza, e trovi il modo di guadagnare facendo altro.


Passiamo al capitolo Pechino Express. Noi KreTine adoriamo questo game show, soprattutto per il simpatico sadismo del conduttore Costantino Della Gherardesca. Tu che l’hai vissuto in prima persona, raccontaci qualche retroscena divertente: è vero ad esempio che la gente vi ospita e vi offre passaggi senza chiedere nulla? Quale compagno di viaggio hai fatto fatica a tollerare e avresti voluto eliminare anche fisicamente? E soprattutto Silvia, con cui fai coppia nel gioco, è davvero così “su di giri”?

Si, è tutto vero, non avrei mai creduto lo fosse, ma è tutto vero (credo che costi di meno alla produzione lasciare che le cose siano vere piuttosto che doverle architettare, e la televisione è bellissima soprattutto perché, al contrario dell’editoria, è una vera industria, e nelle vere industrie tutti lavorano per fare le cose nella maniera più efficiente e redditizia).
Il viaggio in sé è, contemporaneamente, grazie alle telecamere, un racconto di viaggio. Fare Pechino è come vivere e scrivere contemporaneamente, praticamente l’esperienza più potente che abbia mai fatto.
Grazie a Costantino, ma non solo, per gli altri viaggiatori, per i cameraman, che sono dei cyborg, per gli autori che tracciano i percorsi, fare questa esperienza è stato un privilegio, e poi devo dire la verità, mi sono trovato bene con tutti, e io di solito le persone vorrei scioglierle nell’acido, perfino con Silvia, che, vi dirò, voi la vedete così quando ci sono le telecamere accese, ma quando si spengono… è anche peggio!


Per concludere, domande a bruciapelo: Hillary Clinton o Donald Trump?

Trump: romanzescamente parlando la sua presidenza sarebbe un capolavoro, e dal punto di vista politico ed economico, anche se sembra pazzo, il Presidente americano è comunque una figura che rappresenta molteplici poteri e interessi, non cambierebbe molto, un candidato vale l’altro, le forze reali sono altre, e poi, sempre romanzescamente, quanto sarebbe bella l’ingiustificabile sofferenza imposta alla Clinton?

Un best seller da milioni di copie o un’opera pluripremiata e osannata dalla critica?

Un’opera pluripremiata che venda abbastanza da permettermi di vivere al di sopra delle mie possibilità finché campo ma mi permetta di essere valorizzato una volta morto.

Piatto veg o bistecca ai ferri?

Bistecca, tutta la vita!

Brad Pitt o Angelina Jolie?

Andrei a cena con Brad, sembra uno con cui si potrebbe mangiare una bella grigliata, bere birra, parlare di football, Angelina mi sembra solo un’anoressica isterica con paturnie da ipocondriaca.

Single o fidanzato? (A questa domanda DEVI rispondere!!!)

Prima o poi mi sposerò, farò dei figli, divorzierò e andrò avanti così per paura di morire solo.
Ma i miei grandi amori sono stati, sono, e saranno sempre YouPorn e il Risiko online.


sabato 14 maggio 2016

2036: BRITNEY SPEARS PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI!!!

Ogni tanto penso a come sarà il mondo tra 20 anni (ubriaco). I 5 Stelle avranno governato l’ Italia almeno una volta? La Corea del Nord e la Corea del Sud si saranno riappacificate o la prima avrà “spianato” di missili nucleari la seconda? L’Euro continuerà ad essere la moneta unica del vecchio continente o Salvini e Fronti Nazionali vari  ci avranno fatto tornare ai vecchi coni (“Scusi, mi fa due sesterzi di crudo? E non un sesterzio di più che c’è la crisi!”)? Maria De Filippi continuerà ancora ad aprire buste, lanciare EmmE Marrone, sfornare tornisti e corteggiatrici o sarà stata rimpiazzata dalla più giovane ed avvenente Lorena Bianchetti? Ma soprattutto chi sarà Presidente degli Stati Uniti d’America nel 2036?

Per rispondere all’annoso quesito, ho chiesto un parere ad una nota veggente locale, che preferisce rimanere nell’anonimato perché insistentemente ricercata dalle forse dell’ordine per una storiaccia di anziane signore truffate: in cambio di una donazione di 200 euro cadauna alla veggente, avrebbero partecipato ad una puntata de “La strada dei miracoli”, evento mai verificatosi!
Tornando alle previsioni sul futuro della Casa Bianca, la veggente non ha dubbio alcuno: nel 2036 il Presidente degli USA sarà una donna dai capelli biondi (“extensions” precisa), nata in Louisiana, con un passato turbolento alle spalle, legata per un periodo della sua vita a Mickey Mouse. L’identikit tracciato dalla veggente non lascia dubbi: tra vent’anni il Presidente degli Stati Uniti d’America sarà lei…Britney Spears!!!




Sicuramente le cose andranno così: dopo un’estenuante battaglia elettorale col candidato democratico Justin Bieber, la repubblicana Spears (repubblicana e conservatrice come Sarah Palin) conquisterà la vittoria, trascinata dallo slogan “I’m a President 4 U”, in ricordo del suo glorioso passato musicale. Come Presidente, Britney verrà ricordata per due importanti riforme: l’abolizione di The Voice, con il conseguente pensionamento di Christina Aguilera, e la distribuzione gratuita degli psicofarmaci per curare le teenager affette da Sindrome da rasatura a zero in nome del diavolo. Purtroppo non seguirà un secondo mandato per lei, a causa della sconfitta subita nel 2040 dalla candidata democratica Ariana Grande: troppo forte  da digerire per gli americani la proposta di sostituire il rosso della bandiera nazionale con un più sobrio rosa fenicottero e le stelle con delle lucine natalizie!
Il Presidente Spears verrà ricordata anche per lo storico incontro del 12 maggio 2034 a Las Vegas con Papa Cologno Monzese I, al secolo Paolo Brosio, da cui prenderà vita l’idea del nuovo Giubileo della Pop Music.


La veggente ci tiene a fare una precisazione a margine dell’incontro :«Ho bevuto del succo di mela con LSD…ma giusto una punta!»



domenica 7 febbraio 2016

CHE BEL PERIODO DI ME...

Stavo riguardando una puntata del telefilm “Girls”, stesa nel letto, coperta fino al collo, continuando a sentire freddo. Sarà il clima, sarà che gennaio non sia poi un mese tanto gioioso e spensierato,  saranno gli ormoni che si dimenano, sarà il ciclo che tarda a venire, non ne ho idea ma mi sento tremendamente angosciata e apatica.
Quando sono apatica degenero quasi sempre in uno stato di depressione cosmica, dove tutto e tutti sono nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non è la prima volta che mi ritrovo a farneticare e a dover gestire una “crisi esistenziale”, una crisi che spesso mi porta a mettere sul piatto della bilancia quella che è stata la mia vita fino all’istante prima della crisi cosmica. Non so forse adoro flagellarmi, o forse amo mettere sempre tutto così in discussione, o forse più semplicemente è un gran bel periodo di merda. La vita è veramente imprevedibile: quando credi di aver conquistato quel piccolo pezzetto di serenità e di stabilità mentale, il che non è cosa da poco, tutto si capovolge!







Il rapporto sentimentale che durava da anni e che credevo fosse una pietra miliare, una certezza in questo mondo effimero, va a puttane (scusate il francesismo, ma credo di rendere meglio l’idea), perché caratterialmente ti accorgi che l’altra persona inizia a parlare una lingua incomprensibile e non hai la pazienza e la forza di decodificare quel “linguaggio incomprensibile”. La mia salute fisica è in sintonia con il mio malessere psicologico, in quanto credo di avere i sintomi di tutte le patologie esistenti al mondo. E infine il percorso universitario, che sta per volgere al termine, mi mette una tristezza infinita (neanche fosse la fine del mondo preannunciata dagli antichi Maya). Non so forse ho una strano modo di percepire le cose o forse sono un po’ troppo paranoica rispetto al resto della popolazione: ogni cosa mi mette ANSIA!

E allora ti chiedi perché capiti tutto a te, perché questa estrema sensazione di oblio debba sempre sfiorare la tua esistenza e ti chiedi sopratutto cosa possa allieviare quel dolore esistenziale. Dopo tutto questo pensare e ripensare così duramente, tanto da necessitare di un Oki, hai bisogno di reagire. Sicuramente gli ultimi panini di McDonald’s aiutano come qualsiasi altro junk food dolce o salato, preferibilmente mangiato sul divano, in solitudine, così nessuno potrà compatire il tuo stato di merda. Ma se hai la fortuna di vivere in una casa abitata da altri inquilini “crazy”, capisci che la parola solitudine non esiste, in quanto le tue fedeli ed esaurite compagne di viaggio, di letto e di casa non ti potranno mai e poi mai abbondonare in quello stato. Anche perché il tuo periodo di merda non può essere sprecato ma bisogna degnamente onorarlo, come la festa del santo patrono della città. Perché la parola “crisi” porta subito a chiudersi in difesa e l’attacco migliore sono le bustine di cioccolato Cameo. E allora tutto si ridimensiona, inizi a respirare di nuovo a pieni polmoni e quasi quasi dimentichi la crisi cosmica che ha generato quel malessere leopardiano. Quasi per miracolo spariscono tutti i sintomi di malessere, almeno momentaneamente, e quando meno te lo aspetti arriva la cuoca di casa che ha appena sfornato diecimila pancakes, che basterebbero a sfamare un’intera comunità.  Perché nella “coinquilinanza” non possiamo solo condividere cibo, carta igienica, bollette, mutande, spazzolino a volte (purtroppo e aggiungerei “che schifo!”), ma bisogna condividere appassionatamente anche i periodi di merda. 





giovedì 14 gennaio 2016

UN PADRE PERFETTO

Paolo ha 34 anni, un ottimo impiego in banca, una casa a due passi dal centro, un compagno che lo attende ogni sera con una buona bottiglia di vino e la cena in tavola, un cane che nasconde le scarpe dietro i divani o sotto il letto, tanti amici che sono la sua seconda famiglia e spesso invadono casa con le scuse più assurde (“stasera c’è la serata finale di Sanremo e dobbiamo guardarla tutti insieme?”, “dobbiamo celebrare i quarant’anni di carriera di Raffaella Carrà!”, “è il compleanno di Lidia: festeggiamo da te?”).
Paolo ha anche una “lei”, che ha solo tre anni ma è la donna più importante della sua vita: Alessia, sua figlia!
Alessia è arrivata come un dono nella vita di Paolo. Dopo anni trascorsi tra feste e serate mondane, cambiando uomo ogni settimana (spesso anche ogni giorno), maratone alcoliche e sesso mordi e fuggi (fughe spesso reali da appartamenti in cui da un momento all’altro sarebbe potuta rientrare una fidanzata/moglie gelosa, pronta ad uccidere di fronte al suo uomo in compagnia di un altro uomo), Paolo ha deciso di cambiare vita. Basta feste, ridotto l’alcool, niente più uomini usa e getta, embargo totale a sposati e fidanzati. All’edonismo sfrenato subentra un desiderio di vita “normale”: una casa, un compagno, un cane, ma soprattutto un figlio!
Il desiderio di paternità di Paolo lascia sbalorditi gli amici di una vita, in particolare Valentina, che lo accompagna da quando in prima elementare la maestra decise di farli sedere nello stesso banco. Valentina all’inizio è scettica, non ha mai pensato a Paolo come padre: Paolo era il suo compagno di after e serate acide, di certo non un aspirante papà!
Di fronte all’effettivo cambiamento di Paolo e alla tenacia nel raggiungere il suo ideale di vita, non più riconducibile ad una passeggera crisi dei trent’anni, Valentina matura nel frattempo una scelta e decide un giorno di comunicarla all’amico.

«Desideri essere padre? Vuoi un figlio? Allora voglio essere io a donartelo…non voglio che finisca nelle mani di una sconosciuta dell’Est o peggio ancora vittima di una rete clandestina di bambini cambogiani in vendita…sei la persona a cui tengo di più, quindi permettimi di aiutarti…»
«Hai bevuto? E poi a meno che non conosca una riserva segreta di bambini abbandonati, come pensi di potermi aiutare?»
«Beh io sono una donna…tu un uomo…unisci le due cose e il gioco è fatto! Tu saresti un padre perfetto, io non ho un istinto materno e non so se lo maturerò mai…donarti un figlio, la cosa che più desideri al mondo, sarà il regalo più grande che un’amica possa fare…e non voglio niente in cambio, sappilo!»
«Vale ti ricordo che sono gay e a parte la Eli in terza liceo non ho mai avuto rapporti con donne…i bambini non li porta la cicogna…ci sono difficoltà “oggettive”…»
«…difficoltà che supereremo…e poi vorresti dire che sono meno attraente della Eli gambe storte?»

Un anno dopo, Paolo realizza due dei suoi sogni: trova un compagno, Davide, che ama follemente (specie quando gli cucina i cannelloni e gli massaggia i piedi dopo una giornata trascorsa fuori casa) e diventa papà di Alessia, dalla quale non riesce mai a staccarsi, tanto da aver installato delle telecamere in casa per poterla osservare anche quando è impegnato al lavoro.
Per tutti, Paolo è un padre perfetto: premuroso, attento, giovane e bello, come solo i padri delle fiction Rai sanno essere!
La sua unica preoccupazione è il bene di Alessia e spesso pensa a cosa succederebbe se gli capitasse qualcosa: chi se ne prenderebbe cura? Davide lo farebbe sicuramente, ma potrebbe farlo? Di fronte alla Legge, Davide è infatti un estraneo: che fine farebbe Alessia?

Paolo, padre perfetto, non ha però tempo per le preoccupazioni: oggi è il primo giorno di asilo di Alessia e, dopo aver scattato due foto alla bambina, deve correre ad accompagnarla, altrimenti farà tardi e Davide lo rimprovererà.



giovedì 24 dicembre 2015

I 5 BUONI MOTIVI PER AMARE QUESTO NATALE (O RENDERLO ALMENO SOPPORTABILE)


1.      L’embargo totale dei vari “Pomeriggio 5”, “Quarto Grado”, “Chi l’ha visto?”, “La vita in diretta”, con il racconto quotidiano dei dettagli più efferati di omicidi e casi di cronaca nera vari.
L’unico strappo alla regola è concesso per la cotonatissima e austera Franca Leosini: nostra Signora catodica dei serial killer!




2.      Scartare i regali pensando a chi (e in quale occasione) riciclare i peggiori doni ricevuti.
Il “riciclo” del regalo sgradito è un’arte che salverà il pianeta. Si consiglia delicatezza nell’apertura, in modo da poter riutilizzare anche l’incarto.




3.      Rimpinguare le finanze grazie alle donazioni dei parenti per poi dilapidare tutto in sessioni sfrenate di shopping.
L’ansia da “cosa gli/le regalo?” si supera solo autofacendosi dei regali…e al primo giorno di saldi, scatenate l’inferno!




4.      La maratona di “Fantaghirò” su Mediaset Extra.
Poter trascorrere i giorni di festa con le perle di cattiveria pura della Strega Nera e urlare in preda ai fumi dell’alcool “TARABAAAS”: il regalo più bello!



5.      Ingozzarsi di cibo ipercalorico come non ci fosse un domani.
In questi giorni il tasso glicemico e il colesterolo perdono di significato, le palestre chiudono e la dieta si riprende a gennaio con l’anno nuovo (sì, certo…).